Ora vi spiego perchè la mia è una storia semplice, ma difficile da assemblare.

A 5 anni dormivo con i pattini a rotelle ai piedi. Lo sport era senza dubbio il mio migliore amico. Negli anni successivi però, causa forza maggiore, ho lasciato a malincuore il bastone da hockey per indossare il costume da bagno. Con la complicità degli amici più stretti, mi sono ritrovato a bordo vasca a giocare a pallanuoto, prima in serie A e poi con la Nazionale Svizzera.

È stata un’esperienza che ha accompagnato la mia vita per molti anni. Ma è solo la prima di una lunga serie di sfide, che il destino mi ha riservato. La prima è stata dopo le scuole medie. Non sapevo cosa fare da grande e seguendo la scelta di alcuni compagni, decisi di iniziare l’apprendistato come disegnatore edile. Sono bastati pochi mesi, per rendermi conto che non era la mia strada. Ho archiviato così il disegno tecnico per approdare ingenuamente a un nuovo apprendistato, duro, durissimo ma che mi ha dato molto, moltissimo. Quello che credevo un punto di arrivo, si è trasformato in uno punto di partenza.

Per caso mi sono avvicinato all’informatica, una disciplina affascinante, che mi ha colto totalmente impreparato. Dopo l’iscrizione al primo anno alla scuola di ingegneria, mi sono ritrovato in classe con persone che col computer facevano davvero grandi cose. Ora lo posso dire, la prima lezione in laboratorio cercavo il pulsante per avviare l’aggeggio elettronico, senza però trovarlo. È stato piuttosto imbarazzante e divertente.

Ma la passione verso questo mondo aumentava giorno dopo giorno, travolgendomi completamente. Il destino quando vuole è spietato ma anche generoso. Ottenuto il diploma di ingegnere informatico, ebbi la necessità di imparare l’inglese, ma non potevo in nessun modo permettermi un soggiorno linguistico all’estero. A quei tempi non c’erano programmi di scambio studenti, chi voleva espatriare doveva arrangiarsi di tasca sua.

Grazie alla segnalazione del mio Professore, ricevetti una telefonata di un collega di università, che mi invitò a rientrare immediatamente dalle vacanze natalizie, perché c’era un potenziale posto di lavoro negli Stati Uniti. Mi precipitai in ufficio e recuperai l’indirizzo e-mail da contattare. Soltanto dopo una serie di colloqui, a grande sorpresa, scoprii che avevo l’occasione di andare a lavorare nella Silicon Valley in California.

Il tempio per un ingegnere informatico, anche se io a quel tempo non sapevo nemmeno cosa fosse. Arrivò il giorno della partenza con destinazione San Francisco. E iniziò così l’avventura americana. Il primo giorno in azienda mi resi subito conto dell’apparente normalità di una realtà scientifica in cui i fatti soprassedevano sempre le parole. Tutto funzionò per il meglio e per molto tempo.

Una volta tornato a casa iniziarono una serie di eventi incontrollati. Volevo scrivere un libro, una sorta di diario, in cui raccontare le esperienze vissute oltre oceano, ma da perfetto sconosciuto non fu affatto semplice. I social network non esistevano ancora e per chiamare casa usavo le cabine telefoniche, che trovavo per le strade di San Francisco, proprio come nei vecchi film. Storie di un altro mondo.

Dopo tanto cercare ero riuscito a entrare in contatto con una piccola ma importante casa editrice. Non potevo credere di aver trovato qualcuno disposto a darmi fiducia e a portare in libreria il mio giovane libro. In fondo avevo soltanto scritto piccole riflessioni di un mondo tecnologico lontano, ma che presto avrebbe bussato alle nostre porte. Grazie a questa pubblicazione le opportunità si moltiplicarono, prendendo strade diverse e lasciando che il destino facesse il suo corso.

La prima strada mi ha permesso di conoscere il commissario capo della Polizia cantonale, responsabile del gruppo criminalità informatica, con il quale ho avuto occasione di partecipare a moltissime conferenze sulla prevenzione degli abusi in Internet, presso ogni ordine di scuola del Cantone Ticino. Un viaggio durato diversi anni, che mi ha permesso di incontrare molte persone (allievi, docenti e genitori) e condividere con loro esperienze sulle nuove tecnologie.

Nel 2009, grazie anche a queste attività di prevenzione, ho ricevuto il premio speciale alla ricerca “Carlo Cattaneo”, come riconoscimento per i risultati ottenuti in questo ambito particolare. È stato senza dubbio un grande stimolo, che mi ha permesso in seguito di pensare, progettare e commercializzare con successo il primo gioco di carte educativo, di nome Soogoi®, utile alle famiglie e alle scuole per conoscere Internet senza usare Internet.

La seconda strada invece, ancor più imprevedibile, mi ha fatto incontrare una ragazza straordinaria, che in un battibaleno mi ha proiettato nel magico mondo della UEFA Champions League. Naturalmente non come giocatore di calcio. Ancora oggi sono convinto che questa ragazza ed io avevamo davvero un appuntamento col destino.

Il tempo passa e torna anche la voglia di studiare, di rimettermi in gioco, in controtendenza rispetto ai miei coetanei. Decido quindi di iscrivermi a un master interdisciplinare sulle tecnologie per la comunicazione. Ed ecco che il destino bussa di nuovo alla porta con una nuova sfida. Si aprono nuovi orizzonti, fino a quel momento inaspettati. Lo concludo con la massima soddisfazione, ricevendo in dono la lode per i risultati raggiunti.

Proprio grazie a questa esperienza, ho conosciuto un angelo venuto dal cielo, che mi ha dato fiducia e mi ha spronato a intraprendere un nuovo entusiasmante viaggio. Una professoressa fuori dal coro, scientificamente brillante, eclettica, direttrice d’orchestra e lungimirante, che mi ha offerto l’opportunità di prendere parte alle selezioni per un posto di dottorato al Politecnico di Milano.

Corsi e ricorsi storici, potevo dire no? La sfida era unica e ancora una volta irripetibile, ma richiedeva molto impegno e dedizione. Anche perché nello stesso periodo, senza volerlo, mi convocò il mio direttore per propormi la creazione di un nuovo servizio di informatica forense, diventato poi laboratorio, in collaborazione con la Magistratura e la Polizia del Cantone Ticino.

Due sfide che mi hanno preso l’anima, ma che ho accettato senza esitare, spinto dall’entusiasmo, dall’incoscienza e dalla convinzione che perderle sarebbe stato peggio di non viverle. Entrambe hanno avuto inizio, per la gioia dei miei capelli che imperterriti continuavano a cadere. Con l’aiuto dei miei colleghi più stretti abbiamo da poco festeggiato il quinto anno di vita del laboratorio, contro tutte le aspettative di chi, per sopraggiunti limiti di entusiasmo, credeva non avesse futuro.

Anche il mio dottorato di ricerca si è concluso nel migliore dei modi nel campo dell’intelligenza artificiale. È stato un percorso che mi ha messo a dura prova, ma che ha contribuito fortemente a cambiare le mie prospettive e la mia consapevolezza della realtà. Qualcuno ha deciso di conferirmi la lode per i risultati raggiunti, ma questo è stato possibile unicamente grazie alla mia Professoressa e alle persone che mi hanno aiutato lungo tutto il cammino.

Ah, dimenticavo, a gennaio del 2017 la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) mi ha nominato (in SUPSI) rappresentante della Svizzera in seno al comitato scientifico di gestione dell’azione COST “Multi-modal imaging of forensic science evidence – tools for forensic science” (CA COST Action CA16101), del programma intergovernativo di cooperazione europea nella ricerca scientifica e tecnologica. Un’esperienza tutt’ora in corso davvero entusiasmante, che ripaga i molti sacrifici e i capelli persi nel tempo (link al comunicato stampa SUPSI).

Ciao!