complotto covid-19

L’isola dei complotti difettosi

C’è un tempo per tutto, anche per fare visita all’isola dei complotti difettosi. Un luogo magico in cui fantasia e realtà si mischiano per dare spazio a nuove interpretazioni di una quotidianità altalenante e scombussolata da fenomeni al limite del paranormale, a cui non eravamo certo abituati.

L’isola dei complotti difettosi è un luogo esoterico da attraversare con molta prudenza. È necessario prendere le dovute precauzioni, onde evitare di rimanere affascinati da sceneggiature ricche di falsi positivi. Qui le prescrizioni di sicurezza sono fondamentali.

Una volta superata la barriera d’entrata l’atmosfera è incantevole ma anche inquietante. Chi l’avrebbe mai detto che questo luogo avesse raggiunto queste dimensioni?

La prima persona che incontro è il guardiano dell’isola, un personaggio buffo con un grande cappello colorato sulla testa, che zampettando e sghignazzando mi pone una domanda precisa: sai qual è la differenza tra complotto e complottismo?

Per capire i motivi che hanno reso quest’isola così popolata è necessario fare chiarezza. Soltanto in questo modo il folletto all’entrata potrà decidere se darmi libero accesso alla discarica, oppure invitarmi gentilmente a fare marcia indietro per tornare sui miei passi.

La confusione regna sovrana e di fronte ad essa la coda per accedere all’isola dei complotti difettosi cresce di giorno in giorno, tanto che tra coloro che decidono di avvicinarsi si intravvedono anche gli insospettabili, quelli che non avresti mai detto che …

Eppure è legittimo pensare che un cittadino qualunque di fronte a due esternazioni contrastanti, come quella di un primario e un infettivologo, possa rimanere confuso, disorientato e stimolato a oltrepassare la soglia che porta all’isola dei complotti difettosi per trovare una parvenza di verità.

E qui non parliamo di esoterismo, bensì di due autorevolissimi scienziati che in forma pubblica diffondono due opinioni diverse, per altro legittime, senza mettere in conto che in questa situazione di crisi e di paura generale le parole pesano come macigni, e gli interlocutori a cui si rivolgono potrebbero non capire o non essere pronti a farlo.

Dimenticano che il peso specifico delle loro affermazioni rappresenta un sistema di valori fondamentale in termini di credibilità, fiducia, autorevolezza e responsabilità, in cui i cittadini si identificano.

Mai come in questi casi la comunicazione ha dimostrato di essere un’arma incisiva capace di confondere i sensori naturali dell’essere umano, che hanno il compito di recepirla, analizzarla e interpretarla sulla base della loro preparazione e del sistema di valori con cui sono cresciuti.

Ecco perché è opportuno fare la giusta distinzione tra complotto e complottismo.

Il complotto rappresenta un’idea diventata certezza sulla base di informazioni che oggettivamente non si possono dimostrare ne tanto meno riprodurre. È una forma fastidiosa di narrazione personale e soggettiva che un individuo costruisce attorno a se per giustificare le proprie (false) credenze, spesso dovute a una scarsa preparazione o a una diffusa confusione emotiva.

Il complottismo invece è un fenomeno crescente da non sottovalutare. Esso di basa sulla capacità dei nostri sensori cognitivi di percepire un’informazione, di collocarla nel contesto di appartenenza per poi codificarla e interpretarla nel miglior modo possibile, in termini di credibilità, fiducia e autorevolezza.

In questo fenomeno si annidano le debolezze dei valori fondamentali che consentono di fidelizzare una persona verso un principio, un pensiero, un’ideologia, un sistema di valori, un’attività o semplicemente un progetto di vita quotidiana.

Il complottismo in quanto a fenomeno nasce proprio nel momento i cui una delle variabili contenute nel nostro sistema di valori viene a mancare o si indebolisce. In una società dominata dalle notizie false, tra i due litiganti il terzo gode. E in questo caso il terzo incomodo è l’isola dei complotti difettosi. Una realtà purtroppo in forte crescita.

Se una persona poco preparata guardando la TV o leggendo un giornale, che da sempre ha ritenuto serio e autorevole, assiste a un confronto macroscopicamente discordante che impatta sulla sua salute, come può reagire? Non lo sappiamo con certezza, ma dal proliferare di siti alternativi capaci di attrarre l’attenzione delle persone fragili ed emotivamente disperse, è ragionevole credere che si stia creando un’intersezione pericolosa tra il sacro e il profano, tra la realtà e la finzione, caratterizzante l’isola dei complotti difettosi. E in tutto questo il dark web assume un ruolo ancor più determinante.

Astraendo tecnicamente questo fenomeno, da un punto di vista della comunicazione, si evince che sono le stesse dinamiche sfruttate nelle strategie di propaganda dal vecchio Stato Islamico, attraverso i contenuti multimediali che diffondeva negli anni passati sui social media per disseminare una narrazione della realtà falsata, fuorviante, ma emotivamente molto coinvolgente. Ho scritto di questo aspetto nel libro “Il mondo dopo lo Stato Islamico”, Paesi Edizioni, 2018.

Se davvero vogliamo evitare che le persone vengano attratte dall’isola dei complotti difettosi è necessario investire in un piano di alfabetizzazione digitale, utile per colmare le debolezze comunicative che potrebbero colpire le fasce più deboli durante i periodi di crisi, come quello che stiamo vivendo a causa del COVID-19.

Il complotto è sterile e trova il tempo che trova. Il complottismo invece è un fenomeno in evoluzione che merita approfondimenti continui e maggiore consapevolezza, affinché tutti i cittadini siano dotati del kit di sopravvivenza necessario per evitare che un’isola immaginaria diventi davvero una realtà in cui trovare riparo e (false) certezze.

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