
Dipendenza da intelligenza artificiale. L’80% dei giovani svizzeri usa l’IA a frequenza regolare.
Il vero rischio? Smettere di provarci.
Oltre due terzi degli svizzeri utilizzano regolarmente l’Intelligenza Artificiale con un’adozione superiore alla media europea.
La percentuale supera l’80% tra i giovani, stando a una recente indagine condotta dall’Università di Zurigo nell’ambito del World Internet Project (WIP), che analizza l’uso di internet e della tecnologia in 30 Paesi.
Leggi la ricerca dell’Università di Zurigo, clicca qui.
L’IA è già in grado di svolgere molte attività produttive meglio e più velocemente di noi.
Può scrivere testi, analizzare grandi quantità di informazioni, tradurre lingue, sintetizzare documenti e fornire risposte in pochi secondi.
Di fronte a queste capacità è naturale provare ammirazione.
Il rischio non è tanto che diventi migliore dell’essere umano in alcuni compiti. Il rischio è che l’essere umano, a un certo punto, smetta di provarci.
Quando una macchina sembra sempre più veloce, più precisa e più competente, potremmo essere tentati di arrenderci progressivamente allo sforzo di pensare, scrivere, ricordare o decidere autonomamente.
È proprio qui che si gioca la sfida più importante.
L’IA può fare molte cose meglio di noi. Ma il rischio più grande sarebbe convincerci che, per questo motivo, non valga più la pena continuare ad allenare cognitivamente ciò che sappiamo fare noi.
Il portale tio/20minuti ha dedicato un approfondimento a questo tema con una mia lunga intervista, curata da Salvatore Feo, che ringrazio, in cui affronto il tema della sicurezza, della consapevolezza e della responsabilità che oggi abbiamo nell’evitare lo scenario in cui, rapiti dagli effetti WOW, si sviluppi una nuova dipendenza d’uso cognitiva come avvenuto in passato con lo smartphone.
Quali delle tue capacità cognitive hai già delegato all’intelligenza artificiale senza rendertene realmente conto?
» Leggi l’intervista sul portale Tio/20min, clicca qui.
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