Big Data e Privacy

Big Data e Privacy

Più passa il tempo e più le persone (per fortuna) prendono la consapevolezza del valore che i dati digitali hanno all’interno della rete Internet. Il rapporto tra big data e privacy è al centro dell’attenzione di molte discussioni.

Gran parte degli utenti pubblicano spontaneamente i propri dati attraverso i social network, ma poi dimentticano velocemente che li hanno scritti con la penna e non con la matita. Ne perdono il controllo e, forse, anche l’interesse.

Sono poche, forse pochissime, le persone che leggono le condizioni d’uso dei colossi che dominano il mondo dei social media. Ecco perchè, in un qualche momentro della loro vita, può capitare che alcune fotografie scattate in momenti spensierati e ricreativi possano tornare sullo schermo alimentando disagi e frustrazioni.

E gli utenti che fanno? Cercano invano di eliminare i contenuti sgraditi rincorrendo un potenziale nemico (che non esiste!) che non acciufferanno mai.

Grazie all’invito della trasmissione “Patti Chiari” della Rdiotelevisione svizzera – RSI – condotta da Lorenzo Mammone, ho accettato la sfida di leggere dalla “A alla Z” le condizioni d’uso di Instagram. Un esercizio interessante, che di fatto avevo già praticato prima di scrivere il mio ultimo libro, dal titolo “Internet delle Emozioni“.

Leggendo mi rendo conto che l’intepretazione dei contenuti è importante e richiede un’attenzione di carattere interdiscliplinare. Vengono indicati accorgimenti tecnici sull’utilizzo di programmi per la profilazione del comportamento dell’utente (coockies), ma anche aspetti legali scritti in “legalese” di non facile comprensione.

Ciò che si evince però, in modo chiaro, è il rapporto utente-azienda in cui attraverso il consenso l’utente fornisce tutti i diritti ad Instagram di rivendere i dati raccolti a terze parti e affiliati. Ecco, due indicazioni estramamente generiche, perchè una lista nominale di chi siano le terze parti e gli affiliati non esiste ancora.

In vista del GDPR, la legge europea sulla protezione dei dati, queste e altre informazioni potrebbero essere chiarite e l’approccio privacy-by-design dovrebbe imporre maggiore trasparenza ai colossi informatici sull’utilizzo dei dati personali degli utenti.

Il servizio dalla RSI – curato da Paola Leoni – spiega in modo approfondito quali siano le dinamiche di questa gigantesca macchina macina-quattrini, concepita per la spremitura dei dati personali degli utenti a fini commerciali.

Non che sia un reato, ma se si riuscisse a ridefinire un nuovo modello maggiormente trasparente e condiviso, in cui anche l’utente finale possa trarre dei benefici dalla rivendita dei suoi dati personali, potrebbero nascere nuove interessanti opportunità, per tuttti.

Ma fino a quando questo non accadrà, dobbiamo prendere la consapevolezza che:

  • il prodotto sono io;
  • i soldi sono i miei dati personali;
  • la privacy è il mio comportamento.

L’intelligenza artificiale avanza a velocità spaventosa e per essere alimentata e mantenuta nel tempo ha bisogno di carburante fatto di grosse quantità di dati reali (esperienze ed emozioni) da aggregare, analizzare e in seguito utilizzare per l’addestramento dei modelli scientifici, che poi ritroviamo nell’auto che guida da sola o nell’aspirapolvere che pulisce casa atonomamente.

Le stime parlano chiaro:

  • Facebook raccoglie gratuitamente oltre 500 Terabyte di dati (degli utenti) al giorno;
  • L’auto di Google che guida da sola raccoglierà circa 1 Gygabyte di dati al secondo;

Si tratta di numeri difficili da immaginare, ma che ci stanno proiettando verso una nuova scala di misura, fatta da Petabyte, Exabyte, Zettabyte, Yottabyte e Brontobyte.

Continuando su questa strada dunque, varrebbe davvero la pena portare in superficie (dal Dark Web) il mercato dei dati in totale trasparenza, aprendo così una nuova Amazon dei dati digitali aggregati.

Per esempio, mi piace immaginare che un ricercatore interessato a sviluppare applicazioni per migliorare il traffico (o la salute), possa acquistare un Exabyte di dati sul comportamento che le persone adottano quando sono alla guida dell’automobile, da poter uare per l’addestramento dei suoi modelli matematici. Il tutto con un semplice click, fantastico!

Nel frattempo, per stare con i piedi per terra, puoi rivedere la mia intervista cliccando qui, oppure l’intera puntata cliccando qui.

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