5G

La lunga marcia del 5G

Passata la prima (e speriamo ultima) ondata COVID-19 torna con forza il tema del 5G. Lo avevamo lasciato a gennaio quando Swisscom dichiarô di voler raggiungere l’installazione del 90% delle antenne entro l’inizio del 2020. Obiettivo raggiunto.

Intendiamoci, non c’è dubbio che il 5G è una tecnologia di cui la nuova società digitale non potrà fare a meno, però ci sono alcuni punti aperti fondamentali che se affrontati con la giusta prospettiva potranno rendere migliore la sua integrazione nella nostra vita, sempre più digitalizzata e digitalizzante, a tutela anche della nostra salute.

Detto questo, c’è chi ancora dopo il COVID-19 riprende la discussione portando numeri che per quanto oggettivamente validi sono diventati obsoleti.

Il dado è ormai tratto: i contratti sono stati firmati, le antenne sono state installate e gli oggetti intelligenti dotati di antenne 5G iniziano ad arrivare sugli scaffali  dei negozi virtuali pronti ad essere acquistati.

Il CODIV-19 ha cambiato le carte in tavola. Un tempo la politica guardava all’economia e alla finanza per prendere le decisioni, nell’ultimo decennio l’attenzione decisionale è passata dai colossi come Google, Facebook e Amazon, in quanto grandi raccoglitori di dati personali, per arrivare oggi al campo medico. La politica dopo il COVID-19 per decidere deve mettere in conto la consultazione medica attenta a tutelare la salute di cittadini. Il distanziamento sociale è una nuova metrica dirompente.

Probabilmente la nuova azienda da 1000 miliardi, come scrive Scott Galloway nel suo libro “the Four, i padroni”, non sarà di carattere tecnologico, bensì orientata alla salute. Basti guardare la gara per gli appalti alle mascherine e al vaccino anti COVID-19 per capire la situazione attorno a noi.

Ecco quindi che nasce una nuova corrente di pensiero che per natura dei suoi contenuti catalizza l’azzenzione verso la cura della salute.

Da qui il paradigma di igiene digitale, che comprende anche il 5G. In un mondo sempre più interconnesso da persone e oggetti, non possiamo trascurare l’idea che l’igiene digitale possa tutelarci in futuro da spiacevoli soprese dovute da un un uso non consapevole delle tecnologie digitali.

Non è più una questione “5g sì” “5G no”. Se vogliamo convincere le persone scettiche verso queste tecnologie dobbiamo cambiare il tono delle domande, offrendo loro l’opportunità e le informazioni per capire meglio l’impatto che l’indotto dell’uso del 5G potrà avere nella loro quotidianità.

Questo è possibile con la definzione di un piano di alfabetizzazione digitale adeguato alle varie fasce di età della nostra società.

La trasmissione “60 minuti” della Radiotelevisione svizzera (RSI), condotta da Reto Ceschi, ha dedicato a questo tema una serata speciale.

Un momento di confronto in cui ho espresso il mio punto di vista sul tema igiene digitale. Clicca qui e rivedi la puntata.

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