Sicurezza e intelligenza artificiale in ambito sanitario. Uso sicuro, consapevole e responsabile dell’IA.

In caso di incidente informatico, gli operatori sanitari sono pronti a rispondere delle scelte fatte usando strumenti di IA non autorizzati?

Hanno la formazione e le competenze necessarie per ricostruire e documentare quelle scelte, anche in sede probatoria, a tutela dell’ente, dei pazienti, dei collaboratori e dei fornitori?

Sono domande concrete, che riguardano la gestione dei nuovi rischi cyber e le responsabilità connesse all’uso dell’IA in sanità, e non solo.

Come relatore, ne ho discusso in un seminario organizzato dalla University of Applied Sciences and Arts of Southern Switzerland, in particolare, dall’area sanitaria della SUPSI Formazione continua, con gli studenti del DAS Gestione sanitaria.

Il confronto tra prospettive cliniche, di cybersecurity e di informatica forense ha permesso di comprendere i rischi e le responsabilità legati alle decisioni sull’uso dell’IA.

Tre scenari che potrebbero verificarsi ogni giorno in sanità:

  • Un medico copia un referto in un chatbot per farselo riassumere più velocemente.
  • Un infermiere condivide una radiografia in un gruppo WhatsApp personale con i colleghi e chiede alcune informazioni cliniche all’IA di Meta per ottenere un parere.
  • Un’email scritta benissimo sembra arrivare da un collega conosciuto. Ma non è così.

Non sono semplici distrazioni.

Sono rischi prevedibili quando si usano strumenti di IA senza una governance chiara:

  • Dati sanitari inseriti in strumenti di IA non autorizzati.
  • Informazioni professionali sensibili condivise fuori dal perimetro di sicurezza aziendale.
  • Inganni resi più credibili dalla capacità manipolatoria dall’IA stessa (Art. 5 AI Act).

La sfida non è soltanto chiedersi se vietare l’IA in sanità, ma come preparare chi ci lavora a usarla in modo sicuro, consapevole e responsabile, a tutela di tutto l’ecosistema aziendale coinvolto.

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