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Il 5G e il punto di non ritorno

La prima antenna 5g nel Cantone Ticino è stata accesa venerdì 31 maggio 2019, un primissimo test effettuato da Swisscom a Locarno in stretta collaborazione con il Corriere del Ticino.

Un momento storico, per ciò che rappresenterà il paradigma 5G, ma anche un momento di preoccupazione per tutti coloro in cerca di conferme sulla effettiva dannosità di queste nuove antenne.

Un tema caldissimo che apre a continui dibattiti e polemiche, dividendo l’opinione pubblica in due macro fazioni: pro e contro.

Chi ha ragione?

I provider nel sostenere che i contratti firmati con la Confederazione non prevedono l’utilizzo delle tanto citate onde millimetriche (> 2GHz),? Oppure gli scettici che sostengono invece che queste antenne faranno del male a prescindere?

La risposta la potranno dare soltanto i numeri, neutrali e oggettivi, dei risultati dei test che presto avremo modo di visualizzare.

In attesa vale la pena formulare alcune considerazioni, giusto per inquadrare il tema nel suo vero contesto di appartenenza, e fare tesoro di questa prima vera manifestazione del nuovo mondo digitale che verrà:

  1. Discutiamo di qualcosa che di fatto ha già trovato firme, accordi, contratti e installazioni che a livello nazionale difficilmente si potranno annullare.
  2. Il livello di preparazione delle persone comuni verso questo tema, e per ciò che rappresenta il 5G rispetto alle antenne precedenti, è decisamente scarso.
  3. La Svizzera è un hub strategico al centro dell’Europa, per cui non potremo rimanere isolati ed esclusi dallo scambio di informazioni digitali ad alta velocità con i Paesi che ci circondano. È una realtà con la quale convivere.
  4. La capacità di chi protesta nel formulare le giuste domande, affinchè si possano avere le giuste risposte, è scarsa.

 

Proprio quest’ultimo punto trova nel sottoscritto il valore più grande su cui investire: la preparazione delle persone nel comprendere adeguatamente e con giusto senso critico la trasformazione digitale.

In un recente dibattito andato in onda sulla Radiotelevisione svizzera – RSI – il delegato del CEO di Swisscom ha comunicato che i contratti firmati non prevedo (per il momento) l’utilizzo delle onde millimetriche, quelle dannose, tanto per intenderci (rivedi il dibattito).

Ecco quindi che formulare le giuste domande diventa essenziale, per esempio:

  • I contratti firmati da Swisscom, in relazione al tipo di frequenze concesse e imposte dalla Confederazione, hanno un limite di tempo predefinito?
  • Se un giorno Swisscom, come gli altri provider svizzeri, per necessità infrastrutturali volesse innalzare la potenza delle frequenze passando a quelle millimetriche, lo potrà fare liberamente, oppure c’è un protocollo da seguire per informare per tempo e adeguatamente le persone coinvolte e i cittadini?

 

Allo stato attuale dei fatti siamo al punto di non ritorno. È tempo di avviare un piano di alfabetizzazione digitale senza precedenti, strutturato e condiviso, affinchè le nuove strade che aprirà il 5G siano percorse con maggiore consapevolezza e senso critico.

5G

Il TG Talk di Teleticino, condotto da Sacha Dalcol, ha dedicato un approfondimento a questo tema proprio nel giorno dell’accensione della prima antenna, a cui ho avuto il piacere di partecipare con Stefano Santinelli, delegato del CEO di Swisscom e Andrea Colandrea, giornalista del Corriere del Ticino.

Rivedi tutta la puntata.

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