Sicurezza informatica, mafia e tecnologie

Il tema della sicurezza informatica, mafia e tecnologie diventa una triade sempre più spesso soggetta ai riflettori della cronaca giudiziaria.

Una mafia 2.0 che si dimostra perfettamente capace di sfruttare le risorse offerte dalle tecnologie digitali.

Le mafie sfruttano sempre più spesso, e in vari ambiti, le possibilità offerte dalla tecnologia. È quanto emerge da numerose inchieste, anche legate alla Svizzera. Indagini che hanno evidenziato innanzitutto il costante ricorso a sistemi di comunicazione criptata, grazie ai quali le organizzazioni criminali possono agire nell’anonimato.

Si chiama operazione Glicine-Acheronte, come il torrente infernale descritto da Dante nella “Divina Commedia”. Un fiume di denaro, che dal 2019 al 2020 la ‘ndrangheta avrebbe fatto scorrere in banche di mezzo mondo. Dal Sudest Asiatico al Brasile, da Panama all’Italia, dalla Germania alla Svizzera.

Tra loro due hacker: un 45enne italiano e un tedesco di 57 anni, definito “il fulcro informatico del sodalizio”. Le sue conoscenze, unite alla compiacenza di bancari corrotti, sarebbero servite innanzitutto a riciclare (o quanto meno a tentare di farlo) i proventi milionari del clan.

Il mio punto di vista in studio sul caso, per gli aspetti di sicurezza informatica , insieme ad Alberto Petruzzella, Presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese – ABT, per gli aspetti bancari.

Guarda il servizio completo nell’approfondimento del Quotidiano della Radiotelevisione Svizzera (RSI), curato da Francesco Lepori.

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